La nave avanzava lentamente, ondeggiava silenziosa quasi indistinguibile, dissolta nel profondo nero d’inchiostro del cielo immerso nel mare. Nessuna luce la precedeva, nessun segnale si intravedeva, pareva una nave senza direzione.

Alfio aggrappato alle sbarre della propria cella, approfittava di una flebile luce, un cono sottile emergeva dal lampione della strada illuminando il bordo della finestra e lui lanciava lo sguardo oltre il muro di cinta e il filo spinato. Serrava gli occhi per acuire la vista, talvolta ne percepiva i flutti, talvolta una tavola nera rimaneva immobile, in lontananza il rollio dei motori.

La intravedeva, nonostante il buio impenetrabile e la immaginava senza una direzione. Come del resto era la sua vita. La nave ondeggiava con chissà quante persone a bordo, nel buio della notte irriconoscibile, un fantasma cullato dal presagio di un viaggio infausto.

Lui dietro le sbarre osservava e trascorreva i giorni senza un domani certo. La sentenza lo aveva annichilito, non avrebbe mai pensato di ridursi in quello stato e di veder sfumare improvvisamente il suo futuro in quel modo. La sua barca alla deriva per via di una manovra azzardata, cinque amici al largo non sarebbero mai rientrati e la moglie rimasta sul fondo del mare. Una colpa che l’avrebbe ucciso più della sentenza del tribunale. Ed ora era lì senza più direzione, il tempo passava scandito solo dalla luce del giorno e della notte. Di notte non dormiva e si aggrappava alle sbarre di ferro, fresche dell’umidità notturna, per ascoltare il rumore del mare ed assaporare il suo profumo.

<<Guardie! Guardie ! presto venite ! aprite aprite !>> con tutta la sua forza batté sulla porta blindata della cella. <<Guardie! Venite, la nave! la nave..! >> <<Che hai ? Stai zitto ! >> il solito pazzo <<dormi ! non urlare,basta ! >>  <<Ascoltatemi ! una tragedia ! aprite, venite a vedere ! >> ma nessuno l’ascoltava.

Uno sguardo verso la finestra e una botta forte alla porta, i minuti correvano, rimanevano ancora pochi minuti, ma nessuno lo ascoltava. La nave sempre più lontana era forse solo nella sua immaginazione. I motori però si udivano ancora.

<<Forza aprite ! >> finalmente per porre fine a questo vociare, anche perchè nel frattempo si erano svegliati gli altri detenuti, una guardia aprì la porta della cella e vide Alfio disperato che sbracciava senza più la forza di parlare, indicando oltre le sbarre verso est, dopo qualche secondo trasse un sospiro e disse: <<la nave, la nave, si sta infrangendo contro le rocce! >> << ma che dici? Non ci sono navi ! >> << si , si , silenzio, udite in lontananza i motori, guardate il lieve biancore delle onde, laggiù…>> finalmente le guardie si convinsero e tornarono di corsa nell’ufficio per avvisare la Capitaneria di Porto.

La Capitaneria aveva perso i contatti con la nave da qualche ora per colpa di un’avaria all’impianto elettrico. Solamente l’intervento immediato di un elicottero poté scongiurare una tragedia. In contatto con il Comandante della nave, la Polizia riuscì a fargli cambiare rotta velocemente ed evitare di schiantarsi sulle rocce del promontorio.

Alfio aveva ragione ed aveva salvato 1000 persone da morte certa. Ora emozionato, commosso, preoccupato, piangeva, quando le guardie, il Comandante della nave e il Direttore del penitenziario lo insignirono di una medaglia e gli aprirono definitivamente le porte della cella. – ott.2019